Mastoplastica additiva e Preservè

mastoplastica additiva

Mastoplastica additiva e Preservè

La mastoplastica additiva e Preservè sono tra le procedure di chirurgia estetica più richieste. L’intervento mira a donare un aspetto più sinuoso alle curve delle donne grazie all’aumento del volume del seno con l’inserimento di protesi in silicone. L’operazione, che non si circoscrive al solo ingrandimento, modella le mammelle, le proporziona e le tonifica. E grazie alle protesi di ultima generazione, è possibile ottenere un risultato estetico naturale di grande effetto. Considerando la componente psicologica che ogni intervento di chirurgia comporta, la mastoplastica additiva è quello che maggiormente aiuta la donna in un  percorso individuale per ritrovare sicurezza, sensualità e femminilità.

Obiettivo di una Mastoplastica additiva Preservè

L’obiettivo dell’intervento è di aumentare le dimensioni di un seno troppo piccolo o soddisfare il desiderio di  proporzioni più adeguate per il proprio décolleté. La mastoplastica additiva può accontentare le giovani donne a cui il seno non è mai cresciuto così come quelle adulte che vogliano ripristinare condizioni più floride di fronte agli inesorabili effetti di gravidanze o del tempo.

Nel caso della Mastoplastica Preservè il paziente richiede anche un recupero più rapido per motivi familiari e lavorativi , con meno dolore e convalesenza più agevole. Nella maggioranza dei casi, sottoporsi a un intervento di mastoplastica additiva significa correggere comuni difetti estetici quali:

  1. seno assente o non sviluppato sin dalla pubertà ,spesso necessita di posizionamento dual plane
  2. perdita di volume o alterazione  della forma originaria a seguito di gravidanze, allattamenti o dimagrimenti importanti. (In questo caso è possibile la tecnica Preservè)
  3. seno con una forma strana oppure seno asimmetrico (Seno tuberoso o asimmetria mammaria )

La storia delle protesi mammarie

Per rispondere efficacemente a questi difetti, la chirurgia plastica ha inventato fin dal 1962  le protesi mammarie  che si sono evolute negli anni per andare incontro ad ogni esigenza. L’evoluzione tecnico scientifica ha prodotto un’ampia scelta per caratteristiche quali consistenza del gel, struttura dell’involucro e superficie del rivestimento.

Per quanto riguarda il contenuto possono essere in  gel di silicone con diverso grado di durezza  o soluzione salina fisiologica ormai  limitata solo agli Stati Uniti in casi particolari.

  • le protesi in gel di silicone, oltre ad essere più morbide, mantengono inalterato il loro volume nel tempo
  • le protesi in soluzione idrica salina fisiologica, invece, tendono a perdere volume nel tempo

Forma delle protesi mammarie nella Mastoplastica additva e Preservè

  • protesi tradizionali “rotonde”, indicate nelle pazienti con seno svuotato, ma con muscolo pettorale ben rappresentato; la scelta tra basso, medio o alto profilo  dipenderà dal voler prediligere la pienezza dei quadranti( basso profilo), piuttosto che la proiezione del cono mammario,( alto profilo)
  • protesi anatomiche, indicate nelle pazienti con seno svuotato e muscolo pettorale sottile, o con minimo o nullo sviluppo della mammella. Grazie alla classica forma a goccia, le protesi anatomiche proiettano il cono mammario verso l’alto e riempiono anche il polo toracico superiore. Unico neo è il rischio di rotazione e quindi di una asimmetria e la necessità di usare superfici rugose per aumentare la adesione.
  • protesi ergonomiche  il concetto di ergonomica nascono con una forma identica a quelle rotonde ma con una caratteristica del gel talmente morbida e coesa da riempire bene i poli inferiori e comportarsi quasi come una protesi a goccia ma senza i rischi di spostamento per rotazione. sono molto confortevoli per la loro morbidezza. In questo video del dr Savoia potrete avere alcuni chiarimenti. Queste protesi sono usate per la nuovissima tecnica mini invasiva Preservè by Motiva che permette il riempimento in anestesia locale con sedazione rimpolpando il polo superiore con un volume non esccessivo perchè si crea una nicchia che accoglie l’impianto.
  • protesi leggere B-lite : sono protesi più leggere perchè prodotte con un materiale (Borosilicato di calcio) che trattiene l’aria risultando quindi un peso del 30% inferiore a parità di volume. Sono ideali in pazienti con desiderio di volumi molto abbondanti. Si trovano anche rivestite di Poliuretano per aumentarne l’aderenza.

Superficie di rivestimento delle protesi mammarie

  • Macrotesturizzata: sono le protesi adesso in disuso soprattutto Allergan per la associazione con una rarissima forma di linfoma. Questa superficie  (rugosa) è sempre stata associata ad un minor rischio di contrattura della capsula, ma recentemente a causa del predetto rischio oncologico sono state ritirate dal mercato e sostituite con analoghe micro e nano testurizzate. Si è visto infatti che l’attrito sui tessuti legato alla superficie eccessivamente rugosa, la presenza di detriti superficiali residui dei processi di fabbricazione mediante sale e  le minuscole cripte sulla superficie dove possa annidarsi il biofilm batterico siano responsabili delle complicanze descritte negli ultimi anni da questa tipologia di protesi.
  • Liscia: la superficie liscia si trova prettamente nelle protesi rotonde, si ritiene sia correlata ad un minor rischio di contaminazione della protesi perché si possono annidare meno germi e quindi minori rischi di contrattura della capsula.
  • Nanotesturizzata: in questo caso la superficie è solo leggermente rugosa e creata mediante uno stampo tale da ridurre il rischio di lasciare detriti superficiali che sono stati ritenuti tra i responsabili delle complicanze che hanno portato al ritiro delle protesi Allergan. In questo modo si otterrebbero i vantaggi di una maggior adesione senza i rischi menzionati.
  • Poliuretano: le protesi sono in silicone e rivestite da una pellicola di poliuretano che degradandosi in diversi anni è responsabile di una percentuale molto inferiore alla media di contrattura della capsula. Sono infatti le protesi di scelta nei casi di contrattura della capsula recidivante e sono sono prodotte dalla azienda Silimed Brasiliana e in parte anche da Polytech tedesca. Tra le due protesi preferisco la SIlimed in quanto la superficie insieme al gel risulta più morbida e anche il bordo esterno è meno rigido potendo dare un risultato più naturale.

    Approfondimento Mastoplastica additiva e Preservè | Realtà e mito sull’aumento del seno

    Approfondimento | Contrattura capsulare ? No panic

    Visita specialistica in mastoplastica additiva

    Prima di un pianificare un intervento di mastoplastica additiva e Preservè, è necessario escludere la presenza di processi patologici in corso nel contesto delle ghiandole mammarie. Oltre ai comuni esami ematici ed elettrocardiogramma propedeutici a qualsiasi operazione chirurgica, la mastoplastica prevede un’ecografia necessariamente ed  una mammografia o una risonanza magnetica secondo la richiesta del senologo o radiologo. La ecografia si esegue sempre sotto i 40 anni, mentre la mammografia serve per vedere un seno con una componente adiposa maggiore rispetto alla componente ghiandolare. Durante la visita, la paziente espone al chirurgo dubbi e aspettative derivanti dalla decisione di sottoporsi all’intervento. Il medico, invece, esamina la natura e le caratteristiche anatomiche del seno (tessuto cutaneo, ghiandole e tessuto adiposo), lo stato di salute generale del soggetto (gravidanze e patologie di varia natura) e, infine, illustra le specifiche dell’intervento, del post-operatorio e degli eventuali rischi.

     La scelta della protesi nella mastoplastica additiva e Preservè

    In questa fase preparatoria, il dott. Tommaso Savoia si occupa essenzialmente di due questioni inerenti le protesi:

    Il medico, dopo un accurato colloquio con la paziente e un esame delle mammelle, valuterà il percorso più adatto a seconda delle necessità e dei desideri espressi.

    Quale volume di protesi scegliere

    In merito al volume, una protesi da 150 cc  aumenta il seno di circa una taglia. Tuttavia, la valutazione del risultato finale deve prendere in considerazione anche le dimensioni della  ghiandola in partenza. Le misure delle protesi non trovano una corrispondenza nelle misure dei reggiseni, pertanto si preferisce parlare di volume protesico, piuttosto che di “taglia”. Il medico cercherà di stabilire la misura delle protesi da utilizzare, in base alla taglia di reggiseno desiderata dalla paziente. Le dimensioni dovrebbero comunque rispettare l’equilibrio corporeo. Né troppo grosse (quindi con evidenza del perimetro), né troppo piccole (quindi inadeguate a un aumento volumetrico). Ciò che conta è che il seno sia rimodellato in naturalezza e in proporzione con la struttura fisica di ciascuna paziente.

    Quale forma di protesi scegliere ?

    In merito alla forma la protesi rotonda riempirà in maniera uguale i quadranti mammari superiori ed inferiori essendo quindi ideale in chi vuole un risultato  con un decolletèe molto pieno in alto.

    La protesi anatomica o a goccia riempirà maggiormente il polo inferiore potendo quindi essere utilizzata anche nei pazienti con leggera ptosi o chi vuole un polo superiore molto naturale. Ha come effetto negativo il fatto che per mantenere una certa forma il gel interno è più duro mentre la superficie per evitare rotazioni deve essere in poliuretano o comunque non può essere liscia. Il polo supero esterno verso l’ascella risulta più svuotato.

    La protesi ergonomica di Motiva in particoalre la ERGO2 JOY a diametro rotondo unisce la sicurezza di una superficie nanotesturizzata( quasi liscia) poco reattiva che crea una capsula sottile e un gel talmente morbido da dare un aspetto naturale al polo superiore che si comporta come fosse un seno senza protesi.

    Quale superficie di protesi scegliere ?

    La superficie di una protesi condiziona il modo in cui la stessa mammella produrra una cicatrice capsulare per isolarla dal resto del corpo.

    La classificazione della superficie delle protesi mammarie si basa sul grado di rugosità del guscio in silicone, un fattore chiave per determinare l’interazione con i tessuti e il rischio di complicanze come la contrattura capsulare. In Europa, gli standard clinici seguono le direttive della norma UNI EN ISO 14607:2018, dividendosi principalmente in quattro macro-categorie:

    1. Protesi Lisce e Nanotesturizzate

      • Caratteristiche: Superficie liscia o con una micro-rugosità quasi impercettibile al tatto.
      • Vantaggi: Garantiscono la massima morbidezza e consentono al dispositivo di muoversi naturalmente all’interno della “tasca” mammaria.
      • Utilizzo: Spesso preferite per le protesi rotonde e per ridurre al minimo il rischio di aderenze anomale. Sono assolutamente da evitare nel caso di protesi anatomiche. In questa sezione troviamo le protesi Motiva o le GC lisce

    2. Protesi Microtesturizzate

      • Caratteristiche: Presentano una leggera rugosità, definita “fine”, creata solitamente tramite sabbiatura o impronte di sale.
      • Vantaggi: Creano un’adesione controllata ai tessuti senza essere troppo aggressive, riducendo drasticamente il rischio di rotazione (particolarmente utile per le protesi anatomiche) e l’incidenza di contrattura capsulare. La rotazione è ancora possibile in questo caso rispetto alle protesi in Poliuretano, mentre la contrattura è inferiore nel caso di utilizzo di protesi nanotesturizzata oltre che certamente in quella in poliuretano.

    3. Protesi Macrotesturizzate

      • Caratteristiche: La superficie è visibilmente ruvida e irregolare, caratterizzata da pori più profondi.
      • Vantaggi: Aderiscono molto tenacemente ai tessuti circostanti.
      • Utilizzo: Negli ultimi anni, questa tipologia è stata progressivamente abbandonata e sostituita dalle microtesturizzate, a causa di una correlazione con l’insorgenza del BIA-ALCL (linfoma anaplastico a grandi cellule). In questa categoria aderiscono le vecchie Allergan ormai uscite dal mercato.

    4. Protesi Rivestite in Poliuretano

      • Caratteristiche: Il guscio in silicone è ulteriormente rivestito da una schiuma di poliuretano a celle aperte.
      • Vantaggi: Offrono tassi di contrattura capsulare bassissimi, poiché garantiscono un’adesione permanente e totale ai tessuti. Sono indicate nei casi di revisioni complesse o ricostruzioni post-mastectomia. Inoltre la maggiore superficie di aderenza le rende maggiormente resistenti alle microinfezioni perchè le cripte della superficie di aderenza risultano vascolarizzate. Hanno una curva di apprendimento maggiore in quanto una volta posizionate ” non perdonano ” e non si può modificare la sede ne’ con la fascia prepettorale ne’ con il massaggio.

    Scelta della via d’inserimento e cicatrici residue

    La scelta della via d’inserimento dipende dalla situazione locale della mammella. In genere se il complesso areola capezzolo è piccolo oppure è posizionato correttamente sulla linea in corrispondenza della metà del braccio sarà preferibile un accesso dal solco. Viceversa se l’areola è larga e necessita anche di essere sollevata (per ptosi) oppure di essere ridotta in diametro sarà preferibile un accesso dall’areola o tutto intorno con tecnica Round Block. Nel caso dell’inserimento attraverso ombelico, le protesi vengono introdotte per via endoscopica grazie a incisioni minime. In questi casi si utilizzano protesi “vuote” che vengono riempite in un secondo momento con la fisiologica.

    1. intorno al capezzolo, lungo il perimetro dell’areola nel primo caso
    2. lungo il solco sotto mammario nel secondo (in modo tale che sia coperta dal cono mammario stesso)
    3. al centro dell’ascella nel terzo
    4. al centro dell’ombelico nel quarto( casi in genere solo accademici)

    Sede di alloggiamento della protesi

    Le protesi sono accolte in una tasca chirurgica delimitata dal chirurgo. Si tratta di una zona ricavata dietro il complesso ghiandolare, dietro il muscolo pettorale o in sede intermedia. La struttura fisica e la qualità dei tessuti della paziente determinano la scelta della procedura da seguire.

    • il posizionamento sotto-muscolare è da preferire qualora il rivestimento adiposo ghiandolare sia insufficiente;
    • il posizionamento sotto-ghiandolare è preferibile qualora la protesi risulti comunque ben coperta dalla ghiandola mammaria e viene confermato da un  “Pinch-Test”( test del pizzicotto) che confermi che lo spessore di rivestimento della protesi sia almeno di 2,5 centimetri. Oggi con la tecnica Preservè by motiva si può ottenere un fantastico risultato senza compromettere il tessuto ghiandolare perchè rimane una nicchia con il legamento di cooper che circonda l’impianto. Il tutto con un intervento veloce della durata meno di un ora senza drenaggi. l’importante è non richiedere un volume troppo grande, ideale per ghiandole svuotate nel polo superiore ma con tessuto presente e pinch test sopra i 2,5 cm.
    • La tecnica “dual plane” sottomuscolare prevede, invece, che la metà superiore della protesi venga inserita sotto il muscolo, mentre la metà inferiore  sotto la ghiandola;  il muscolo è stato infatti disinserito completamente dal torace nella parte inferiore. Questa tecnica permette un risultato più armonioso.
    • Un tecnica nuova di buon successo è la “triple plane”, che permette di prevenire le distorsioni causate dal movimento del muscolo pettorale sulla protesi in alcune contrazioni forzate. La protesi, infatti, è posizionata sotto il muscolo nella parte alta;  sotto la ghiandola nella parte centrale (dietro l’areola) e sotto il muscolo nella parte inferiore. Questa procedura permette anche  di avere un “reggiseno naturale”, che sostenga la protesi nel tempo.

    Preoperatorio nella mastoplastica additiva

    Al termine della visita specialistica, il chirurgo prescriverà una serie di esami clinici affinchè il paziente possa essere considerato ideneo per l’intervento. Oltre a elettrocardiogramma, un check up del seno con ecografia e mammografia e i seguenti esami ematici: emocromo con formula leucocitaria, glicemia, creatininemia, azotemia, elettroliti plasmatici (cloro, calcio, potassio, sodio) proteine totali, funzionalità epatica (ast, alt), coagulazione (pT, PTT).

    In merito ad altre indicazioni da rispettare scrupolosamente:

    • la pillola anticoncezionale andrà sospesa almeno un mese prima dalla data fissata per l’intervento,
    • sarà  l’assunzione di medicinali contenenti acido acetilsalicilico e derivati FANS
    • si ridurrà il consumo di sigarette almeno a partire da 4 settimane prima dell’intervento
    • sarà necessario informare il chirurgo sull’assunzione di farmaci per terapie e trattamenti in corso 

    Preservè – la mastoplastica mini invasiva

    Recentemente è giunta all’attenzione dei chirurghi e dei pazienti la possibilità di effettuare una tecnica di impianto protesi che risparmia il tessuto ghiandolare mammario con un approccio mini invasivo, ecco i Pros e Cons:

    Pros:

    • -intervento in anestesia locale con leggera sedazione
    • -dimissione dopo 2-3 h
    • -nessuna necessità di drenaggio
    • -nessun dolore perchè il muscolo pettorale non viene toccato
    • -recupero e guarigione più veloce
    • -incisione mini di circa 2.5 cm
    • -contestuale effetto push up mastopessi nei casi di polo superiore svuotato
    • -protesi ultramorbide Motiva joy ergonomix 2

    Cons:

    • tecnica indicata solo per impianti medio piccoli massimo 300 cc
    • solo nelle donne con uno spessore ghiandolare di almeno 2, 5 cm per lato ( pinch test positivo), non va bene nelle assenze di ghiandola
    • non va bene nei seni tuberosi
    • non va bene se necessaria mastopessi nei casi di ptosi severa

    Chiedi un approfondimento al dottor Savoia per la tecnica Preservè a MIlano , Preservè a Lecce o Brindisi e in Puglia

    Mastoplastica additiva-Intervento chirurgico

    L’operazione dura circa un’ora e mezza e avviene in regime di anestesia generale o anestesia locale con sedazione (fase del sonno vigile). Per iniziare, lo staff chirurgico inietta farmaci vasocostrittori al fine di limitare temporaneamente l’afflusso di sangue nell’area interessata e garantire al chirurgo che lo spazio destinato all’intervento sia libero e accessibile per le manovre da effettuare.

    Dopo aver inserito le protesi, le incisioni vengono suturate attraverso punti interni e sutura intradermica. La fase chirurgica si chiude con il bendaggio applicato sopra le suture, a protezione delle zona operata.

    Nei casi più complessi di seno con forma alterata detto Seno Tuberoso, dove il polo inferiore è meno rappresentato la scelta della protesi ricade spesso in quelle anatomiche o meglio ancora adesso in quelle Ergonomiche. In queste tipologie di seno è necessario un rimodellamento della ghiandola per espandere il polo inferiore e abbassare  il solco per ottenere una migliore simmetria.

    Complicanze della mastoplastica additiva

    L’intervento, sebbene sia molto richiesto e considerato di routine, non è esente da rischi. Tra questi:

    • sieroma o ematoma è spesso una complicanza immediata o delle prime due settimane. Spesso necessita di trattamento ma va valutato caso per caso.
    • contrattura capsulare :   approfondisci cliccando sul link, potrai capire se la contrattura è una risposta normale e fisiologica oppure neccessita di una approccio terapeutico
    • spostamento o dislocazione della protesi: la protesi può modificare la posizione se nel primo mese non si è fatta attenzione alle indicazioni del medico, se si è formato del sieroma e quindi ha allargato la tasca oppure nel caso di contrattura capsulare

    Tempi di guarigione nella mastoplastica additiva e Preservè

    I tempi di recupero dopo un intervento di mastoplastica additiva possono variare. Dopo l’operazione, nella tecnica tradizionale i drenaggi vengono lasciati per almeno un giorno ed è applicata una medicazione compressiva. I bendaggi sono poi sostituiti da un reggiseno elastico (“sportivo”, senza ferretti, con apertura anteriore e ben contenitivo) che deve essere indossato per almeno un mese (ma si consiglia di continuare a usarlo per i periodi successivi, in modo da potenziare il risultato). Per i primi 30 giorni, è inoltre necessario che la paziente indossi una fascia elastica da mastoplastica. Per i primi 15 giorni bisogna evitare sforzi che coinvolgano  le   braccia. Solo successivamente, si possono riprendere le normali attività, seguendo sempre le indicazioni del chirurgo. Non bagnare le ferite in nessun modo per almeno i primi sette giorni dopo l’intervento per evitare il rischio di una infezione. Per contrastare il dolore  sono prescritti antidolorifici e anti infiammatori mentre per scongiurare infezioni una terapia antibiotica per almeno 5 giorni

    Nella mastoplastica Preservè non vengono inseriti i drenaggi, il post operatorio è molto poco doloroso e le braccia si possono muovere agevolmente.

    La dimissione in giornata mentre le precauzione sulla guarigione della ferita anche se piccola( 2.5 cm) devono essere analoghe alla tecnica tradizionale

    Costi mastoplastica additiva e Preservè

    I costi per un intervento di mastoplastica additiva a Lecce possono variare da 5500 ai 6900, mentre il costo di una mastoplastica additiva a Milano  tra i 6900 e  gli 8500 in relazione a differenti costi fissi dei servizi di clinica. La tecnica Preservè ha un costo  a partire da circa 7500 ai 10000

    INFO UTILI

    Durata

    0min.
    da
    0min.
    a

    Complessità

    • Variabile

    Anestesia

    • Generale

    Medicazione

    • 3/7 giorni
      • Punti riassorbibili in 14 giorni

      Guarigione

      0giorni
      Ferite
      0mesi
      Reggiseno e fascia

      Prima e Dopo