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Disturbi funzionali delle palpebre 2017-10-14T13:30:46+00:00

Disturbi funzionali delle palpebre

Close up on female's face- eye. Isolated on white.

E’ noto quanto uno sguardo spento possa invecchiare il nostro aspetto.

E spesso le palpebre sono un elemento cruciale nell’economia del volto. In effetti, a causa dei fenomeni di lassità precoce dei tessuti (con la formazione di pliche cutanee) le palpebre rischiano di creare un’immagine di decadimento diffuso sul viso ma, soprattutto, le loro alterazioni possono minacciare la funzione visiva e impedirne il compito primario che attiene alla protezione dell’occhio.

LE PATOLOGIE

La chirurgia palpebrale funzionale si occupa di quelle patologie che colpiscono le palpebre superiori e inferiori e che provocano disturbi funzionali quali:

blefarocalasi
ptosi
ectropion
entropion
paralisi palpebrale del nervo facciale

I TRATTAMENTI

Blefarocalasi

Meglio conosciuta come sindrome delle “palpebre cadenti”, può comportare la copertura della pupilla e la conseguente riduzione del campo visivo. Il difetto associa, quindi, il problema estetico e quello funzionale ed è causato da una distrofia dei tessuti molli palpebrali legata all’età. Il trattamento consiste nell’asportare chirurgicamente tale cute in eccesso, causa dell’obliterazione del campo visivo.

Ptosi

E’ l’abbassamento di una o di entrambe le palpebre e può dipendere da un’anomalia del muscolo elevatore della palpebra superiore.

Tale difetto può essere congenito o acquisito. Inoltre è necessaria anche una valutazione neurologica e oculistica poiché a volte tale difetto è il sintomo iniziale di altre patologie che non necessitano intervento chirurgico.

Il muscolo elevatore è un fattore chiave per la scelta della tecnica chirurgica più idonea da adottare per risolvere il problema. L’intervento chirurgico correttivo ricolloca la palpebra superiore nella sua posizione corretta (agendo sul muscolo elevatore) simmetrizzandola con quella controlaterale.  Dopo l’intervento, per un paio di settimane, possono verificarsi episodi di rigonfiamento palpebrale associato alla presenza di lividi.

Ectropion

E’ la rotazione verso l’esterno del margine della palpebra inferiore con esposizione della congiuntiva. L’estroflessione può dipendere da debolezza muscolare per invecchiamento o traumi. L’intervento chirurgico riposiziona la palpebra inferiore attraverso un collegamento al margine orbitario laterale per creare il sostegno necessario. Nel post-intervento potrebbero essere necessari bende, pomate antibiotiche e impacchi freddi. L’ectropion può essere di tipo spastico, senile, paralitico, meccanico e cicatriziale.

Entropion

Si verifica quando il bordo palpebrale ruota all’interno, verso il bulbo. Le ciglia “grattano” l’occhio e generano irritazione, lesioni superficiali alla congiuntiva e alla cornea ed eventuali ulcerazioni. La patologia si osserva, generalmente, in età avanzata a causa di processi che indeboliscono le strutture palpebrali e i tendini. L’intervento chirurgico riposiziona la palpebra in modo che le ciglia non feriscano l’occhio. Nel decorso post-operatorio è  auspicabile predisporre un bendaggio e usare pomate e colliri.

Paralisi palpebrale del nervo facciale

A seguito di lesione nervosa del nervo facciale si determina una asimmetria del viso per la paralisi di tutti i muscoli mimici che si evidenzia a livello del labbro, con l’incapacità a mantenere gli angoli allo stesso livello e con una asimmetria ancora più marcata nel caso del sorriso.

A livello palpebrale si determina un’incapacità alla chiusura della palpebra detta Lagoftalmo dovuta sia alla caduta della palpebra inferiore che all’incapacità a chiudere verso il basso la palpebra superiore

Gli interventi correttivi sono volti a livello della palpebra superiore a ridare un tono muscolare o un peso sufficiente capace di chiudere la palpebra superiore, che altrimenti rimane aperta a seguito della dominanza del muscolo elevatore.

A livello della palpebra inferiore la correzione prevedere una tecnica simile a quella dell’ectropion (Kunth-symanowsky) associata ad una cantoplastica esterna fino alla tarsorrafia, esterna in base alla gravità del lagoftalmo.

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