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Ricostruzione mammaria oncologica 2017-10-14T13:30:45+00:00

Ricostruzione mammaria oncologica

L’intervento di ricostruzione della mammella è parte integrante dell’iter di cura del cancro al seno. La chirurgia plastica, soprattutto negli ultimi anni, è finalmente diventata una prassi del programma terapeutico. Attraverso la ricostruzione del seno, la paziente affronta un insieme di procedure che hanno l’obiettivo di riconsegnare volume e forma simili a quelli perduti a causa della malattia. Sfidare un tumore al seno è una battaglia duplice: da un lato, la lotta per la vita; dall’altro, la paura di restare sfigurate. E proprio sulla base di ciò, ogni donna che affronti un tale problema, deve essere sostenuta e guidata nel valutare i pro e i contro di tutte le opzioni chirurgiche possibili, con informazioni sui costi e i benefici, sia in termini estetici che di salute.

Visita specialistica

Fra le tanti opzioni offerte dalla chirurgia, quella ideale viene discussa e stabilita durante la visita specialistica preliminare con il dott. Tommaso Savoia e con il senologo di riferimento se la ricostruzione viene fatta contestualmente alla demolizione.

Di base, la ricostruzione mammaria dipende dallo stato di salute generale della paziente e dal tipo di problematica da affrontare:
– creazione del rilievo mammario
– simmetria con l’altra mammella
– ricostruzione areola-capezzolo
– ripristino tessuti
La candidata all’operazione, prima di sottoporsi all’intervento, deve svolgere una serie di controlli di routine come esami clinici e di laboratorio, elettrocardiogramma e radiografia del torace. Nei mesi precedenti, la paziente deve aver eseguito una mammografia ed ecografia mammaria per escludere la malattia della ghiandola residua.
L’intervento avviene in regime di anestesia totale, ma nei momenti che precedono l’operazione, si eseguono disegni sulla pelle come indicazione di massima per le incisioni.

Intervento chirurgico

ricostruzione mammaria con protesi

Ricostruzione mammaria con protesi

Dopo un intervento conservativo come la  quadrantectomia (asportazione selettiva di nodulo maligno e quadrante mammario come unità estetico funzionale corrispondente), il chirurgoplastico si occupa di ripristinare i volumi mediante tecniche di rimodellamento con lembi ghiandolari e tecniche di mastoplastica riduttiva e mastopessi che posizionino le cicatrici delle zone meno visibili e che permettano un miglioramento estetico complessivo (lembi ghiandolari, tecniche di autoprotesi ghiandolare).

Dopo 6 mesi almeno da tale intervento e dopo Radioterapia, si possono eseguire tecniche di Lipofilling (tecnica poco invasiva che prevede il prelievo di tessuto adiposo mediante microcannule e il suo reinnesto dopo centrifugazione nelle zone svuotate) per ottenere il ripristino dei tessuti e lo scollamento di eventuali residue aderenze cicatriziali. Questa tecnica chiamata anche Lipostruttura prevede procedure di release delle aderenze sottopelle con degli aghi dedicati (ago di Nokor, coda di rondine, Rigottomie, subcisione) contestuali al riempimento.
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Ricostruzione con espansore cutaneo

Dopo mastectomia Nipple areola Sparing (NAC sparing), grazie al quale si riesce a mantenere tutto il rivestimento cutaneo della mammella, la ricostruzione prevede l’impianto di una protesi definitiva in un piano totalmente sottomuscolare (sottopettorale, sottofasciale e sotto il gran dentato) ottenendo una ricostruzione definiva; se questa procedura non fosse praticabile, si può percorrere la strada dell’impianto di un espansore cutaneo (skine expander), ovvero un palloncino alloggiato nello stesso piano sottomuscolare ma che viene poi riempito nell’arco dei 6 mesi successivi in brevi visite ambulatoriali per ottenere una espansione della cute e del muscolo tali da alloggiare la protesi della misura necessaria comodamente e senza tensione per i tessuti.

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Protesi anatomiche

seno 1Dopo mastectomia radicale tipo Madden (che prevede la asportazione del complesso areola capezzolo) spesso è necessario impiantare l’espansore mammario con la stessa tecnica vista precedentemente mentre il complesso areola capezzolo verrà ricostruito in un tempo successivo.

La ricostruzione può avvenire mediante l’utilizzo di Tessuti autologhi, ovvero di Lembi muscolocutanei (Muscolo Gran Dorsale o Muscolo retto dell’addome) per ottenere in un tempo unico il ripristino del volume perso. Anche in questo caso il complesso areola capezzolo verrà ricostruito in un secondo tempo.

In conclusione il volume mammario può essere ricostruito attraverso l’innesto di:
– tessuti autologhi (lembi e lipofilling)
– espansori o protesi
– entrambi

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Ricostruzione di muscolo gran dorsale

Nel primo caso, si assicura un risultato molto naturale grazie all’utilizzo di tessuti adiposi provenienti dalla stesse paziente. La mammella ricostruita sarà molto simile, in termini di forma e volume, al suo controlaterale. L’operazione è, inoltre, compatibile con la radioterapia post-operatoria.
Nel secondo caso, quello che prevede l’utilizzo di protesi, il vantaggio è di ridurre lo stress fisico dovuto al prelievo di tessuti dalla paziente per predisporli all’innesto. Lo svantaggio è un risultato verosimilmente meno naturale e, soprattutto, incompatibile con la radioterapia.
Le due tipologie di intervento possono essere associate in un’unica procedura, ma la ricostruzione dipende anche dalla qualità dei tessuti su cui si interviene, dallo spessore, dall’elasticità, dalla struttura muscolare e dalle disposizione delle (future) cicatrici.

Post operatorio

Dopo l’intervento, la paziente dovrà seguire una terapia antibiotica e antiinfiammatoria. Le attività quotidiane o lavorativa e possono essere riprese molto lentamente dopo l’operazione in base alla risposta della guarigione del drenaggio.

Chi svolge attività fisica, a patto che sia “soft”, può riprenderla gradualmente dopo che il curante le avrà dato carta bianca.

Importante: indossare un reggiseno elasticizzato sportivo che sostenga e protegga.

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